Google sta cancellando i dati storici degli inserzionisti
Google Ads e Meta gonfiano il ROAS con conversioni stimate. Il vero margine si calcola dal conto economico, non dai cruscotti.
I modelli di attribuzione delle piattaforme mescolano dati reali e simulati, allontanando il ROAS dichiarato dal margine effettivo
Un account Google Ads segna un ROAS del 680%. Il manager responsabile aumenta il budget convinto di cavalcare l’onda. Tre mesi dopo il margine netto è sceso di cinque punti e nessuno ha cambiato listino.
Non è un bug: è il modo in cui le piattaforme contano ciò che chiamano «conversione».
Oggi le conversioni modellate di Google mescolano segnali deterministici, dati simulati e il contributo del Consent Mode per riempire i buchi lasciati dai cookie mancanti. Il numero finale esce pulito, ma somiglia sempre meno a un evento realmente osservato e sempre più a una stima con errori non dichiarati. E se confrontate quel numero con la cassa, lo scarto può diventare un problema di tesoreria.
Lo stesso vale per la modellazione cross-device di Google e Meta, che distribuisce il valore di un acquisto su più dispositivi e più sessioni. È utile per capire il contributo di un’impression, ma rende impossibile distinguere un ordine incrementale da uno che sarebbe comunque arrivato. E quando il modello decide da solo quanto merito assegnare a una campagna, il ROAS smette di essere un indicatore di efficienza e diventa un racconto.
Scatola nera, uscita sbarrata
Mentre i numeri si fanno più sfumati, l’infrastruttura decisionale si restringe. Con l’integrazione di Local Services Ads in Google Ads, il bidding manuale non sarà più supportato dopo la migrazione. Chi oggi regola le offerte a mano perde l’interruttore: la macchina prende il controllo e il gestore può solo fissare un tetto massimo o un target, sperando che l’algoritmo interpreti bene il margine reale.
E non è tutto. Sempre a causa di l’integrazione di Local Services Ads in Google Ads, i report storici non verranno trasferiti e l’accesso alla dashboard separata terminerà con la migrazione. Niente storico, niente audit retrospettivo: per chi deve spiegare uno scostamento di budget a fine trimestre, è un’amnesia forzata.
Il ROAS che difendi davvero si calcola in cantina
In questo scenario l’unico numero che conta non esce da una piattaforma: esce dal vostro conto economico. Esiste un framework di controllo in quattro passaggi per target ROAS e CPA che parte da zero e arriva a un valore difendibile davanti al CFO, senza chiedere il permesso agli algoritmi.
- Primo passaggio: il break-even ROAS. Si ottiene con dividendo 1 per il margine di profitto percentuale. Se il vostro margine è del 40%, il break-even ROAS è 2,5. Sotto quella soglia state comprando fatturato e pagando di tasca vostra la differenza.
- Secondo passaggio: il periodo di payback. Non basta rientrare: bisogna decidere in quanto tempo. Il periodo di payback aziendale è spesso limitato a 6 o 12 mesi, e ogni mese in più di rientro abbassa il ROAS target che potete accettare, comprimendo il volume spendibile.
- Terzo passaggio: la quota di acquisizione. Definite quanto margine siete disposti a reinvestire in advertising: è la quota di acquisizione, quella percentuale del profitto che accettate di bruciare oggi per comprare un cliente nuovo. Non è una variabile tecnica: è una scelta di conto economico.
- Quarto passaggio: il test dell’ultimo dollaro. Il vero controllo di sanità sta nel verificare se l’ultimo dollaro speso sta ancora generando profitto incrementale, non solo fatturato attribuito. L’analisi marginale dell’ultimo dollaro speso è ciò che separa una campagna che gonfia il ROAS da una che protegge il margine.
È un metodo che non promette precisione assoluta, ma almeno rende espliciti i presupposti finanziari. E quando Google o Meta cambiano modello di attribuzione da un giorno all’altro, quel margine calcolato in casa resta l’unica ancora.
Ciò che ancora non sappiamo misurare
Resta un’incognita che nessun framework può colmare oggi: quanto margine verrà eroso dalle aste completamente automatizzate quando il controllo sulle offerte sarà solo un ricordo. Le piattaforme spingono verso Performance Max e campagne black-box, ma nessuna ha ancora spiegato come un advertiser potrà distinguere, dentro quei funnel opachi, un cliente nuovo da un riacquisto cannibalizzato. Finché l’incrementalità non avrà una metrica certificata dentro gli ads manager, il ROAS vero continueremo a calcolarcelo da soli, lontano dai cruscotti.