Più della metà dei passeggeri Uber cambierebbe strada per uno sconto

Secondo Uber, il 77% dei passeggeri interagirebbe con marchi durante la corsa per sconti, e oltre la metà farebbe una deviazione.

Più della metà dei passeggeri Uber cambierebbe strada per uno sconto

La ricerca interna di Uber mostra che il 77% dei passeggeri interagirebbe con un marchio durante la corsa

Quindici minuti in auto, smartphone alla mano, nessuna riunione, nessuna notifica urgente. Per un brand, quel lasso di tempo è uno degli ultimi spazi pubblicitari non saturati della giornata. Secondo i dati diffusi da Uber Advertising nei giorni scorsi, l’81% dei passeggeri Uber è aperto a ricevere offerte durante la corsa, e più della metà dichiara che farebbe una deviazione pur di riscattarle.

Il dato che rompe gli schemi

I numeri arrivano da una ricerca interna condotta da Uber ad aprile 2026 sugli utenti della piattaforma. A dare peso al dato non è solo la percentuale, ma il comportamento conseguente: il 77% dei passeggeri si dice disposto a interagire con un marchio durante la corsa in cambio di un beneficio concreto. Non è engagement fine a se stesso: è intenzione d’acquisto espressa in un contesto in cui il passeggero ha tempo, attenzione e — nel caso delle offerte con deviazione — la possibilità di convertire subito.

Che gli sconti attraggano l’attenzione non è una novità. Già nell’ottobre 2024 Uber rilevava che il 65% dei passeggeri considera gli sconti un elemento che cattura l’attenzione, e il 64% associa gli sconti a una percezione più positiva del marchio. I nuovi dati aggiornano quella fotografia: la disponibilità a ricevere offerte è salita, e soprattutto si è tradotta in un’azione dichiarata — la deviazione — che per un retailer o un ristorante vale più di mille impression.

Perché il contesto fa la differenza

Questi numeri non sono un caso. Uber ha costruito l’infrastruttura pubblicitaria giusta per intercettare questa domanda latente. A giugno 2025 la società ha lanciato il Creative Studio di Uber, un team interno dedicato alla produzione di formati pensati per persone in movimento. È un passaggio chiave: Uber non si limita a vendere inventory, ma aiuta gli advertiser a progettare il messaggio giusto per un contesto mobile-first, dove lo schermo del passeggero è il punto di contatto.

La differenza rispetto a un classico pannello digital out-of-home (DOOH) è sostanziale. Il DOOH cattura uno sguardo distratto per pochi secondi. L’offerta in-app su Uber — una Destination Offer, per esempio — arriva mentre il passeggero ha già il telefono in mano e sta monitorando l’arrivo dell’auto o il percorso. Il tempo medio di attenzione è misurabile in minuti, non in secondi. E la possibilità di riscattare l’offerta con una deviazione rende il call-to-action immediato, non differito. Uber non ha rilasciato benchmark di costo per contatto (CPM o CPC) per questi formati, ma il confronto con altri canali è inevitabile. Un’audience che si autoseleziona, in un contesto di alta attenzione, con un’intenzione dichiarata di acquisto — per un media buyer questo profila un canale con un costo per acquisizione (CPA) potenzialmente più basso rispetto a display classico o social advertising, dove la competizione è più alta e l’attenzione più frammentata.

Cosa cambia per chi pianifica

Per chi gestisce campagne, la domanda non è se i formati in-car funzionino, ma come allocare il budget tra canali tradizionalmente considerati “top-of-funnel” (DOOH, radio, display) e questo nuovo touchpoint che mostra un’intenzione di acquisto già calda. Il dato sulla deviazione è quello che fa la differenza: se più della metà dei passeggeri è disposta a cambiare percorso per un’offerta, significa che l’ultimo miglio pubblicitario si sta accorciando. Non serve più colpire l’utente con un banner e sperare che ricordi il brand al momento dell’acquisto: qui l’acquisto può avvenire nel giro di 15 minuti.

Ci sono trade-off da considerare, ovviamente. Il formato è ancora relativamente nuovo e l’inventario è limitato a utenti Uber attivi in determinate fasce orarie e aree geografiche. Per marchi con copertura nazionale o obiettivi di brand awareness su larga scala, il canale non sostituisce una campagna TV o DOOH. Ma come canale performance, con un target ad alta intenzione, i numeri parlano chiaro.

Non è un’ipotesi: è un cambiamento nei comportamenti. Se non hai ancora testato le Destination Offers, stai perdendo un canale con un’intenzione di acquisto alta e un costo per contatto probabilmente ancora efficiente. La domanda è: cosa aspetti?