Il cloud di Google sta cambiando le regole del gioco

Google Cloud vola con +82% a 24,8 miliardi, trainato dall'AI enterprise. Il cloud ridisegna le strategie pubblicitarie e i budget media.

Il cloud di Google sta cambiando le regole del gioco

La crescita dell’82% segna un riposizionamento competitivo che ridefinisce le gerarchie del mercato cloud

Martedì mattina apri la dashboard, controlli le performance e qualcosa non torna. La tua campagna Performance Max — che fino a venerdì distribuiva il budget in modo prevedibile tra Search, Shopping e un po’ di Display — ha dirottato il 30% della spesa su YouTube e Discover senza che tu abbia toccato una virgola. Il CPC medio è salito, ma il ROAS tiene. Non è un bug, non è un aggiornamento dell’algoritmo che ti sei perso. È il mercato che si sta riorganizzando sotto i tuoi piedi. Mercoledì pomeriggio arrivano i numeri del secondo trimestre di Alphabet e l’arcano si svela in una riga: Google Cloud è cresciuto dell’82% anno su anno, toccando 24,8 miliardi di dollari di ricavi.

Il numero che cambia tutto

Ottantadue percento. Quando un’unità di business che fattura decine di miliardi accelera a questo ritmo, non stiamo parlando di una buona trimestrale. Stiamo parlando di uno spostamento strutturale. I ricavi consolidati di Alphabet sono saliti del 24% a 119,8 miliardi di dollari, con un utile netto disponibile per gli azionisti comuni esploso del 298% a oltre 112 miliardi. Ma è la traiettoria del cloud a raccontare la vera storia.

Basta guardare la pendenza della curva. Nell’ultimo trimestre del 2025, Google Cloud era cresciuto del 48% raggiungendo 17,7 miliardi. Sei mesi dopo, la crescita è quasi raddoppiata. Non è un rimbalzo post-pandemico né un effetto cambio: è un’adozione enterprise dell’AI che sta trasformando Google Cloud da terzo incomodo a macchina da guerra. E quando la macchina da guerra assorbe capitali, talenti e infrastruttura a questa velocità, chi compra media deve capire in fretta cosa succede dall’altra parte del tavolo.

La macchina da guerra AI di Google

Dietro quei 24,8 miliardi non c’è solo il passaggio al cloud di qualche azienda Fortune 500. C’è un ecosistema di prodotti AI che sta penetrando il tessuto enterprise americano a una velocità che non ha precedenti. Lo ha detto Sundar Pichai nella call con gli analisti: quasi il 90% delle aziende Fortune 100 utilizza già Gemini Enterprise. Non lo sta testando in un progetto pilota su un dataset isolato. Lo usa. E sul fronte consumer, l’app Gemini ha raggiunto 950 milioni di utenti attivi mensili: significa che ogni mese quasi un miliardo di persone interagisce con un’interfaccia AI targata Google, generando dati, segnali, superficie pubblicitaria potenziale.

Poi c’è il capitolo infrastruttura, che è quello che separa chi ha un vantaggio competitivo da chi può dettare le regole del gioco. Da ottobre 2026 fino a giugno 2029, Google pagherà a SpaceX 920 milioni di dollari al mese per accedere a circa 110.000 GPU NVIDIA, più CPU, memoria e componenti correlati. Fate due conti: sono oltre 30 miliardi di dollari in tre anni, solo per la potenza di calcolo. È un impegno che nessun altro competitor nel cloud — oggi — può permettersi di eguagliare con la stessa liquidità e la stessa convinzione. E infatti Wall Street ha già prezzato il differenziale: nei conti di Alphabet sono comparsi 98 miliardi di dollari di utili non realizzati su titoli azionari, trainati principalmente dalle partecipazioni in Anthropic e SpaceX. Non è trading speculativo: è l’effetto collaterale di una strategia che punta a controllare l’intera catena del valore dell’AI, dai modelli al silicio.

Il confronto con i competitor rende la dimensione del vantaggio ancora più netta. Nello stesso periodo, Azure è cresciuto del 40%: un risultato solido, ma meno della metà di Google Cloud. AWS, che resta il leader di mercato per dimensioni assolute con 37,6 miliardi di fatturato nel primo trimestre 2026, ha registrato una crescita del 28% anno su anno. È un delta che non si spiega solo con la dimensione della base di partenza: se AWS avesse il momentum di Google Cloud, la crescita percentuale sarebbe più bassa ma non dimezzata. Qui siamo davanti a un riposizionamento competitivo che sta ridefinendo le gerarchie del mercato cloud, con Google che accelera proprio quando l’AI generativa diventa il carico di lavoro dominante nelle pipeline enterprise.

Il budget va dove cresce il cloud

Ora la domanda operativa: cosa c’entra tutto questo con i budget pubblicitari? C’entra perché la crescita del cloud non è un compartimento stagno separato dall’advertising. È il carburante che alimenta l’ecosistema su cui girano le campagne. Quando Google investe 30 miliardi in GPU SpaceX, sta comprando la capacità di far girare modelli sempre più grandi, di servire annunci in tempo reale su superfici sempre più frammentate, di ottimizzare il bidding con segnali che oggi nemmeno esistono. Ogni dollaro che un’azienda spende in Google Cloud per Gemini Enterprise è un dollaro che consolida la relazione commerciale con Alphabet e aumenta la probabilità che quella stessa azienda sposti budget media verso le piattaforme Google, dove l’integrazione tra AI, dati first-party e superfici pubblicitarie è già più profonda che altrove.

Performance Max, Advantage+ Shopping, Demand Gen: tutti i prodotti adv basati sull’AI di Google si appoggiano sulla stessa infrastruttura che sta crescendo all’82%. Più l’infrastruttura è potente, più i modelli predittivi sono accurati, più il ROAS che vedi a dashboard migliora — e più budget allochi su quelle campagne. È un circolo vizioso per i competitor e virtuoso per Google. Azure investe, AWS investe, ma nessuno dei due ha un ecosistema pubblicitario integrato delle dimensioni di Google Ads. Microsoft ha LinkedIn e il search advertising, Amazon ha il retail media, ma la combinazione di scala, segnali e superficie che Google può offrire a un advertiser enterprise è ancora senza equivalenti. E quando il CFO della tua azienda vede che il 90% delle Fortune 100 usa Gemini Enterprise, la domanda “perché spendiamo meno su Google?” arriva prima o poi.

Domani mattina, quando aprirai la dashboard, quei 30% di budget in più su YouTube e Discover non saranno più un mistero. Sarà il mercato che ti dice dove sta andando il valore. E se non lo segui tu, lo farà il tuo competitor.