Il cliente ha ignorato i dati che funzionavano
Un cliente ignora i dati e sostituisce annunci efficaci con creatività brandizzate, causando un calo del ROAS e un aumento dei costi.
Il caso raccontato da Dean Kadi mostra come l’intuizione possa ignorare i dati di performance
Un cliente insiste per sostituire annunci che funzionano con creatività che preferisce. Il risultato? Costi di acquisizione in salita e ROAS in discesa. La storia, raccontata da Dean Kadi, non è un caso isolato: è il sintomo di un conflitto ricorrente tra intuizione di marketing e segnali di performance. Il cliente ha ignorato i dati che dimostravano l’efficacia degli annunci UGC presenti, ha chiesto di mettere in pausa gli annunci UGC e ha giustificato la scelta con una preferenza per il branding tradizionale, basandosi su un sondaggio sulla gamma colori. Il cliente ha ammesso un bias di conferma: voleva che il nuovo approccio funzionasse.
Le nuove creatività brandizzate hanno sottoperformato rapidamente. Dopo otto settimane di scarsi risultati, il cliente ha accettato di reintrodurre gli annunci UGC originali.
Le performance sono migliorate in due settimane. Le campagne Google Ads sono rimaste stabili – ma solo perché si basavano su ricerca brandizzata, non sulla stessa creatività.
I segnali dei sistemi automatizzati
Mentre l’intuizione umana falliva, i dati aggregati raccontavano un’altra storia. Più di un milione di inserzionisti ha adottato Performance Max a livello globale, e su Meta gli inserzionisti che usano le funzionalità creative di Advantage+ registrano in media un aumento del 22% del ROAS. Un rapporto di Adtaxi conferma che l’IA amplifica la strategia – non la sostituisce, ma ne moltiplica l’efficienza quando i dati sono puliti e pertinenti.
I vuoti nell’attribuzione
Il problema non è solo l’intuizione, ma anche come misuriamo il contributo reale delle campagne. Su TikTok, i modelli di last‑click non riescono a catturare fino al 79% delle conversioni perse generate da sistemi automatizzati. Nel frattempo, Google ha integrato Costco e Dollar General nella sua Commerce Media Suite, permettendo di raggiungere acquirenti con intenzione d’acquisto usando dati first‑party. La domanda aperta resta: quanto stiamo ancora sovrastimando canali che appaiono performanti solo perché l’attribuzione è incompleta? Fino a quando non integreremo metodologie come test geo o MMM nelle decisioni quotidiane, l’intuizione continuerà a uccidere l’efficienza – e a farci perdere soldi.