Google ha appena tolto agli inserzionisti il controllo sui testi
Google testa formati pubblicitari AI che generano testi al posto degli inserzionisti, riducendo il controllo creativo e spostando la competizione su prezzo e disponibilità.
L’AI generativa di Google scrive ora parte dei messaggi pubblicitari al posto degli inserzionisti
Se pensavi che il testo pubblicitario fosse una leva sotto il tuo controllo, Google ha una sorpresa per te. Ieri, durante Google Marketing Live Search Ads, l’azienda ha annunciato di stare testando due nuovi formati pubblicitari basati su Gemini, il suo modello di intelligenza artificiale generativa. La novità più radicale? Un “spiegatore AI indipendente” che valuta il prodotto e scrive parte del messaggio al posto dell’inserzionista. Il controllo creativo sta cambiando mano, e per chi gestisce campagne è il momento di capire come e quanto.
I nuovi formati sono pensati per integrarsi con AI Mode, la modalità di ricerca conversazionale lanciata da Google lo scorso marzo 2025 in AI Mode di Google (inizialmente senza annunci, poi progressivamente monetizzata). Secondo i dati diffusi da Google, il 75% delle persone dichiara di prendere decisioni più rapide e sicure usando AI Mode in Search. Un numero che giustifica la spinta dell’azienda a trasformare la pubblicità su ricerca da un modello basato sul controllo umano a uno basato sulla valutazione AI.
La fine del controllo creativo
Con i nuovi formati, Google utilizza il modello Gemini per generare automaticamente il contenuto pubblicitario: una sintesi delle specifiche tecniche, un riepilogo del sentiment dei clienti e persino un confronto con prodotti simili. Ma il vero salto di paradigma è lo “spiegatore AI indipendente”. Come si legge nell’annuncio ufficiale, “il nostro modello Gemini valuta e sintetizza informazioni su un prodotto o servizio e mostra quel contesto accanto alla creatività dell’inserzionista”. Tradotto: non sei più tu a decidere la narrazione. L’AI valuta il tuo prodotto e produce una descrizione “oggettiva” che l’utente può confrontare con altre offerte. Per chi ha costruito strategie basate su copy curati e messaggi differenzianti, è un cambio di paradigma non da poco.
Google ha anche ampliato il pilota Direct Offers, lanciato lo scorso gennaio 2026 con brand come Chewy, Gap e L’Oréal. Ora il pilota si estende al checkout nativo e alle offerte di viaggio, permettendo di prenotare un hotel o acquistare un prodotto senza uscire da Google. Questo, unito ai nuovi formati AI, significa che la piattaforma sta costruendo un ecosistema pubblicitario sempre più chiuso e automatizzato, dove il valore dell’inserzionista si sposta dalla creatività alla velocità di adattamento.
Il dato che cambia tutto
Il 75% di decisioni più rapide e sicure non è un numero da prendere alla leggera. Google lo usa per giustificare la transizione verso questi formati: se l’AI aiuta gli utenti a decidere più velocemente, aumenta il tasso di conversione e, per l’inserzionista, il ROAS potenziale. Ma attenzione al trade-off: l’AI spiegatore indipendente potrebbe appiattire la differenziazione tra concorrenti, rendendo la competizione puramente basata su prezzo e disponibilità. Inoltre, il controllo sul messaggio passa nelle mani di un algoritmo che non conosce le sfumature del tuo brand.
Google ha anche introdotto annunci shopping potenziati dall’AI, che utilizzano Gemini per generare contenuti ricchi come un riepilogo delle specifiche chiave, un’istantanea del sentiment dei clienti e un confronto con prodotti simili. Per i marketer, questo significa ripensare l’allocazione del budget: questi formati probabilmente funzioneranno meglio in campagne su larga scala con inventari di prodotto standardizzati, mentre nicchie o brand con posizionamenti molto specifici potrebbero soffrire la mancanza di controllo narrativo.
Cosa fare domani mattina
Allora, cosa cambia per chi pianifica le campagne domani? Prima di tutto, non ignorare questi formati: Google sta testando, ma presto diventeranno la norma. Prepara i feed prodotto con dati strutturati di altissima qualità: più informazioni precise dai a Google (recensioni, specifiche, disponibilità), meglio Gemini potrà sintetizzarle. Monitora l’impatto dello spiegatore AI sui tuoi tassi di conversione: se vedi un calo, potrebbe essere perché la descrizione generica non rende giustizia al tuo prodotto. In quel caso, valuta di spostare budget su formati dove mantieni ancora il controllo creativo (ad esempio annunci shopping tradizionali o campagne Performance Max con asset personalizzati).
Infine, tieni d’occhio l’espansione di Direct Offers con checkout nativo: se i tuoi competitor offrono acquisti in-page su Google e tu no, rischi di perdere utenti proprio nel momento della decisione. Testa subito, perché l’AI non è solo un nuovo formato pubblicitario: è un cambio di paradigma. Chi non adatta la propria strategia di allocazione del budget perderà efficienza. Preparati a testare, o il ROAS ne risentirà.