Google ha chiuso l’aggiornamento spam di settembre
Google ha chiuso l'aggiornamento spam di settembre: la mediana scende, ma il 10% dei siti perde metà del traffico.
Il 10% dei siti ha visto dimezzarsi la quota di traffico da ricerca, rispetto al 5% della settimana precedente
Lo scorso 8 ottobre Google ha chiuso il rollout dell’aggiornamento spam di settembre 2026, applicato globalmente e a tutte le lingue. Il processo, iniziato il 24 settembre alle 09:15 ora del Pacifico, poteva richiedere fino a due settimane e si è concluso nei tempi previsti. A una prima lettura, il danno appare contenuto: secondo i dati raccolti da Diib, la mediana della quota di visite da ricerca è scesa dal 34% al 31%.
Perdere tre punti percentuali di traffico da ricerca sembra un danno accettabile. Ma la mediana è una sintesi che schiaccia la coda della distribuzione: non mostra quanto abbiano perso i casi peggiori né quanti siano. Ed è qui che il racconto cambia. Gli stessi dati raccolti da Diib indicano che il 10% dei siti ha visto la propria quota di traffico da ricerca dimezzarsi o più, rispetto al 5% registrato negli stessi giorni della settimana precedente. In pratica, l’aggiornamento ha raddoppiato la quota di domini colpiti in modo estremo.
Ma da dove arriva questo colpo? E perché proprio ora? La risposta sta nei dettagli che la sintesi non mostra.
Cosa dicono davvero i dati: il 10% dimezzato
La mediana scende di tre punti, ma la distribuzione dell’impatto è fortemente asimmetrica: una parte dei siti subisce perdite molto più profonde. Su Search Engine Roundtable, l’osservazione circolata tra i SEO è che l’aggiornamento spam è stato “piuttosto impattante”, con alcuni che parlano di un impatto più simile a quello di un core update. Non è un dettaglio: se un aggiornamento dichiaratamente anti-spam produce effetti paragonabili a un core update, le metriche di sintesi come la mediana diventano meno informative per chi deve prevedere l’esposizione di un singolo progetto.
Un caso estremo arriva da Glenn Gabe, che in uno studio di caso pubblicato su GSQi segnala un primo sito in una nicchia ultra-YMYL colpito duramente: il dominio ha perso posizionamenti per oltre 200.000 query. È il tipo di perdita che non compare in una mediana aggregata, ma che per chi gestisce il sito rappresenta una quota significativa della propria acquisizione organica.
Dietro l’aggiornamento c’è SpamBrain, il sistema di prevenzione dello spam basato sull’AI di Google, che viene migliorato periodicamente per individuare meglio lo spam e le nuove tipologie. Questo spiega perché gli effetti non si distribuiscono in modo uniforme: il sistema colpisce dove riconosce pattern di spam, e in nicchie ad alto rischio — come quelle YMYL — il contraccolpo può essere più violento. Resta una domanda scomoda: quanto durerà l’effetto e quanto è “giusto”?
La domanda che Google non risponde: soglie e recupero
Se il quadro è questo, il problema non è più l’aggiornamento ma cosa non sappiamo. Non conosciamo le soglie oltre le quali SpamBrain classifica un sito come spam, né il tasso di falsi positivi; non sappiamo se i siti colpiti recupereranno in giorni, settimane o mesi, né se un calo del 50% nella quota di ricerca sia reversibile senza interventi strutturali. La distribuzione dell’impatto, più che la mediana, pone una domanda scomoda: stiamo misurando l’effetto medio o il rischio reale a cui sono esposti i singoli domini?
La prossima volta che leggi “impatto moderato”, chiediti: moderato per chi? E soprattutto: cosa stiamo davvero misurando? La mediana è comoda, ma per chi lavora con i numeri la coda della distribuzione non è rumore: è il segnale che distingue una variazione accettabile da una perdita che può compromettere un intero canale.