I feed dinamici di Google non passano più dal Merchant Center
Google lancia business data feeds per Demand Gen, bypassando Merchant Center, e sincronizza automaticamente i dati delle attività locali.
I nuovi business data feeds permettono annunci dinamici senza passare dal Merchant Center
Hai presente quando lanci un report in Performance Max e i numeri non tornano perché manca un intero pezzo di inventario? Da metà giugno 2026 quella scusa non regge più. Google ha silenziosamente allargato il raggio di azione del reporting di prodotto di Performance Max a tutti i network idonei: non solo Shopping e Ricerca, ma anche le campagne video, le campagne app e, dove il feed passa da Merchant Center, le campagne Demand Gen. Un dettaglio tecnico, verrebbe da dire. Peccato che sia esattamente il dettaglio che trasforma un cruscotto di ottimizzazione in una scatola nera o in una mappa utilizzabile.
La vera notizia, però, è arrivata un mese dopo. Il 17 luglio 2026 Google ha messo a disposizione i business data feeds per le campagne Demand Gen. Tradotto: annunci dinamici con dati di prodotto o servizio senza passare da Google Merchant Center. Non è un ampliamento di funzionalità. È un cambio di architettura.
Il feed che scavalca il Merchant Center
La feature è pensata per settori come viaggi, immobiliare e automotive, e per adesso funziona solo sulla Google Display Network all’interno delle campagne Demand Gen. Ma il punto non è il perimetro attuale. Il punto è il principio: Google può servire annunci dinamici basati su un catalogo ospitato direttamente nei suoi sistemi, senza che quel catalogo debba transitare da uno strumento che — almeno formalmente — consente l’esportazione e l’uso multipiattaforma.
Merchant Center è sempre stato il punto di ingresso obbligato per i dati di prodotto. Un passaggio che, con tutti i suoi limiti, garantiva una forma di controllo e, soprattutto, di portabilità: lo stesso feed che usavi per Google Shopping potevi adattarlo per altri canali. I business data feeds rompono questo schema.
Carichi i dati direttamente nell’interfaccia di Google Ads o li sincronizzi da Google Business Profile — e restano lì. Non c’è esportazione, non c’è interoperabilità, non c’è uno standard aperto. C’è solo un recinto che si alza.
E intanto i dati dei negozi fisici si spostano da soli
Mentre la discussione si concentrava sui feed prodotto, un altro tassello si è incastrato senza fare rumore. I nomi delle attività, gli indirizzi fisici e gli orari standard vengono ora sincronizzati automaticamente da Google Business Profile. Google sta spostando le impostazioni delle campagne Local Services Ads dentro Google Ads in modo automatico: budget giornaliero, Target CPA a livello di campagna (il costo per acquisizione target), categorie di servizi, località, pianificazione annunci, numero di telefono per il routing dei lead, foto e callout. Tutto migrato senza che l’inserzionista debba fare nulla.
Suona comodo. Ma il rovescio è che qualsiasi modifica significativa al nome o all’indirizzo dell’attività può far scattare una revisione di verifica di 24-48 ore e mettere in pausa la campagna. In pratica: se sposti la sede o cambi ragione sociale, Google ti spegne gli annunci per due giorni per riverificarti. Il controllo è centralizzato, ma il rischio operativo resta in capo a te.
Cosa cambia domani mattina per chi ottimizza
La domanda non è più se Google stia costruendo un ecosistema chiuso. Lo sta facendo, mattone dopo mattone, e i feed dinamici senza Merchant Center sono il mattone più eloquente. La domanda è cosa puoi fare subito per non restare senza leve quando il recinto sarà completato.
Primo: scarica e conserva i dati dei feed prima di caricarli. Sembra banale, ma quando l’unica copia aggiornata del tuo catalogo risiede nei sistemi Google, la tua capacità di attivare rapidamente altre piattaforme si azzera. Secondo: testa i business data feeds con una parte del catalogo, misurando non solo il ROAS (il ritorno sulla spesa pubblicitaria) ma anche il differenziale di performance rispetto allo stesso inventario passato da Merchant Center. Se il rendimento è comparabile, il costo nascosto è strategico, non tattico. Terzo: verifica manualmente ogni impostazione migrata dalle Local Services Ads. Il trasferimento automatico è una scorciatoia, non una liberatoria.
I report unificati di Performance Max che promettono trasparenza su tutti i network idonei sono uno strumento utile. Ma un report trasparente dentro un giardino murato ti dice esattamente dove sei rinchiuso, non come uscirne.