Le regole contro le truffe online arriveranno nel 2027

Ofcom propone 40 misure contro le truffe online, ma l'applicazione è prevista solo nel 2027, con un ritardo di quasi un decennio.

Le regole contro le truffe online arriveranno nel 2027

La consultazione di Ofcom si chiuderà nell’ottobre 2026, con regole definitive attese entro metà 2027

Nel 2018, Martin Lewis ha intentato una causa per diffamazione contro Facebook per l’uso non autorizzato della sua immagine in annunci truffa. Otto anni dopo, la scorsa settimana Ofcom ha pubblicato una consultazione che propone quasi 40 misure per affrontare la pubblicità fraudolenta sulle piattaforme di Categoria 1 e 2A. Il conto, però, resta aperto: la rincorsa normativa ha accumulato quasi un decennio di ritardo, e il disegno delle regole lascia fuori una parte consistente del problema.

Otto anni di attesa, quaranta misure

«Ho fatto causa a Facebook nel 2018 per dare il via a tutto questo», ha ricordato lo stesso Lewis, spiegando la genesi di una battaglia legale che oggi appare come il primo tassello di un percorso ancora lontano dalla conclusione. Solo nel 2023, con l’Online Safety Act entrato in vigore nel 2023, il governo britannico ha dotato Ofcom dei poteri per imporre codici di condotta contro i contenuti dannosi, compresa la pubblicità fraudolenta.

La consultazione avviata il 10 luglio scorso è il primo passo concreto di quel mandato. Propone una quarantina di obblighi — dalla verifica degli inserzionisti ai sistemi di segnalazione e controllo proattivo — ma il cronometro è lento: la consultazione si chiuderà il 2 ottobre 2026 e Ofcom prevede di pubblicare la dichiarazione finale al massimo entro la metà del 2027. In pratica, dalla denuncia di Lewis all’applicazione effettiva delle norme potrebbero trascorrere nove anni, un intervallo in cui i truffatori hanno avuto tutto il tempo di affinare tecniche e canali.

Il codice dei limiti

Non si tratta di una lacuna tecnica, ma di un varco strutturale. Un contenuto fraudolento pubblicato da un profilo falso o un risultato di ricerca che indirizza verso un sito-truffa non rientrano nel codice. La regolamentazione si aggancia ai traccianti più facili — l’inserzione programmatica, l’annuncio sponsorizzato — e abbraccia solo una frazione del fenomeno. È il paradosso di un impianto che rischia di spingere i truffatori verso canali meno presidiati, aumentando il volume di ciò che non viene né visto né contato. E per tutto il resto, chi controlla?

Cosa non sappiamo ancora

Se il perimetro è già stretto, ancora più opaco è il modo in cui verrà misurata l’efficacia delle misure. La consultazione non anticipa indicatori o framework di valutazione. In un dominio in cui la correlazione può essere scambiata per causalità, distinguere il contributo reale delle nuove regole da fattori confondenti — miglioramenti algoritmici, iniziative volontarie delle piattaforme, oscillazioni spontanee del mercato fraudolento — richiederebbe un disegno di misurazione rigoroso: ad esempio test geografici con gruppi di controllo o modelli di confronto pre-post con isolamento dell’impatto incrementale. Di questo, per ora, non c’è traccia.

L’unica certezza è il cronometro. Fino alla metà del 2027, quando le regole diventeranno definitive, il monitoraggio dell’efficacia resterà un punto interrogativo. Senza un piano di misurazione dichiarato, il rischio è di accumulare un conteggio — quello delle misure — senza mai sapere quante di esse stiano davvero riducendo il fenomeno.

Il vero test non sarà il numero di misure, ma la capacità di contare quelle che funzionano. E fino al 2027, continueremo a guardare dall’altra parte.