Google ha smesso di mandare traffico ai siti

Google Gemini 3.5 e la ricerca agentica riducono i clic, causando una crisi di selezione per publisher e inserzionisti.

Google ha smesso di mandare traffico ai siti

L’AI di Google seleziona i contenuti da citare senza richiedere il clic dell’utente

Da quando Google ha trasformato la barra di ricerca in un terminale intelligente, il clic non è più la valuta del valore. Il passaggio dalla lista di link alla risposta sintetizzata da un agente AI ridefinisce le regole dell’advertising, e il cuore del problema ha un nome preciso: la crisi di selezione. Chi lavora nella supply chain pubblicitaria deve capire il meccanismo che si è innescato.

Il traffico viene filtrato a monte: chi decide cosa mostrare

Con l’arrivo di Gemini, il sistema di ranking non si limita più a ordinare dieci risultati blu. Google ha ampliato il candidate set ampliato valutando un pool di pagine per ranking molto più vasto, ma poi deve condensare il tutto in una singola risposta. Per farlo, il sistema legge centinaia di pagine simultaneamente e ne estrae i fatti ritenuti più rilevanti. La conseguenza è che il traffico organico verso i publisher si riduce perché l’utente ottiene la risposta senza uscire dalla pagina Google. Per un inserzionista abituato a misurare il valore sul clic, il contatore si azzera.

Il problema è stato definito crisi di selezione – non è più una questione di ranking ma di scelta editoriale dell’AI.

Gemini 3.5 e la ricerca che agisce per te

A Google I/O 2026 è stato presentato l’annuncio di Gemini 3.5, una famiglia di modelli progettata per eseguire flussi multi-step. Il punto centrale non è la capacità di rispondere, ma l’azione: Google ha introdotto Gemini 3.5 agentico in grado di orchestrare compiti complessi in background. La Search stessa ora ospita agenti 24/7 che lavorano per l’utente, e genera UI interattive Search – dashboard personalizzate, miniapp, visualizzazioni dinamiche. La nuova interfaccia di ricerca, il più grande aggiornamento in 25 anni, accoglie gli utenti con annunci AI di Google del maggio 2026.

L’attribuzione si svuota, la brand safety diventa un asset

Se non c’è più clic, come si assegna valore a un contenuto che ha informato la risposta dell’AI? I publisher perdono visibilità diretta, mentre i brand devono ripensare i KPI. In questo scenario, le garanzie di brand safety diventano un criterio di selezione per l’agente. YouTube ha ottenuto per il sesto anno consecutivo l’accreditamento MRC Shorts per la brand safety, e per la prima volta l’accreditamento è stato esteso a YouTube Shorts con una certificazione brand safety Shorts. Questo segnale conta: in un mondo dove l’AI decide cosa citare, i contenuti certificati avranno più probabilità di essere inclusi nella risposta sintetica.

Resta una tensione irrisolta. La selezione agentica premia l’information gain – quanto un contenuto aggiunge rispetto a ciò che l’AI già sa – ma nessuno ha ancora un modello per monetizzare questa visibilità indiretta. Le aste RTB, i PMP e i deal ID misurano impression e click, non “inclusioni nella risposta”. Fino a quando il mercato non troverà un modo per prezzare l’essere citato senza essere cliccato, la supply chain pubblicitaria resterà spiazzata davanti alla barra di ricerca che non indirizza più, ma risponde.