I nuovi standard IAB hanno già cambiato il programmatic
Lo standard RMT di IAB ridefinisce la classificazione video nel programmatic, con DSP che escludono inventari non conformi entro agosto 2026.
Il nuovo standard IAB ridefinisce le impression video e impatta le campagne già attive
Immagina di aprire la tua piattaforma di buying e trovare una notifica: una porzione significativa dell’inventario video che fino a ieri etichettavi come instream ora non riceve più offerte. Non è un errore di configurazione. È l’effetto pratico dello standard Redefining Media Types (RMT) appena rilasciato da IAB in collaborazione con IAB Tech Lab per la consultazione pubblica. E sta già ridefinendo quali impression entrano nelle tue campagne e quali vengono scartate dagli algoritmi.
Dalla confusione alla chiarezza: cosa cambia con il RMT Standard
L’avviso in piattaforma è solo la punta dell’iceberg di un problema che esiste da anni, e chi ha gestito campagne video sa bene di cosa parlo. La vecchia definizione di instream in OpenRTB — lo standard tecnico su cui si basa l’intero programmatic — lasciava ampi margini di interpretazione. Come ha spiegato bene Index Exchange in un’analisi sulle linee guida di IAB Tech Lab, il modo in cui un’opportunità video veniva rappresentata poteva cambiare radicalmente da un editore all’altro. I buyer si trovavano a fare offerte senza sapere esattamente come il loro brand sarebbe apparso allo spettatore. Un posizionamento poteva essere dichiarato instream ma in pratica comportarsi come un out-stream, con aspettative di visibilità e completamento completamente disallineate.
Lo standard RMT mette ordine in questo caos con un sistema di classificazione a due livelli progettato per coprire sia la pianificazione strategica sia l’esecuzione operativa. Non è una semplice etichetta: definisce in modo granulare l’ambiente video digitale, colmando il vuoto che già nel marzo 2023 aveva portato allo split delle legacy categorie instream e out-stream in quattro nuove tipologie. All’epoca fu una correzione necessaria ma ancora parziale. Oggi il RMT Standard completa quel percorso, imponendo una tassonomia che elimina le zone grigie. Sapere che l’inventario è finalmente ben definito, però, è solo metà della storia. L’altra metà è chi vince e chi perde in questo riallineamento.
80 miliardi di ragioni per prendere lo standard sul serio
Ecco perché la confusione sulle definizioni non è più tollerabile: secondo IAB, la spesa pubblicitaria per video digitali negli Stati Uniti supererà gli 80 miliardi di dollari nel 2026, con una crescita dell’11% anno su anno — quasi il 20% più velocemente del mercato pubblicitario totale. Stiamo parlando di un mercato enorme che si muove a doppia cifra, dove ogni punto percentuale di dispersione su inventario mal classificato si traduce in milioni di dollari di budget allocati male.
I principali demand-side platform, le DSP cioè i software che automatizzano l’acquisto di spazi pubblicitari, hanno già preso posizione. Piattaforme come DV360, The Trade Desk e Pubmatic hanno annunciato che smetteranno di fare offerte sugli inventari che non adottano la nuova classificazione IAB. La conseguenza per chi pianifica campagne è immediata: se i tuoi fornitori di inventory non si adeguano, una parte delle tue campagne smette semplicemente di esistere. Non è una minaccia, è una realtà tecnica già in fase di implementazione.
Il contesto competitivo amplifica la portata del cambiamento. Nell’aprile 2026, mesi prima del rilascio dello standard RMT statunitense, IAB Europe ha lanciato un proprio CTV Measurement Framework, mettendo in consultazione pubblica un sistema parallelo focalizzato su trasparenza e coerenza della misurazione in connected TV. Due framework distinti, due mercati, un unico messaggio: l’era delle definizioni lasche è finita su entrambe le sponde dell’Atlantico. Con queste cifre e con i DSP che staccano la spina agli inventari non conformi, la domanda non è se adeguarsi, ma quando e come.
Entro l’8 agosto, non è solo un commento
La notizia che il periodo di commento pubblico resterà aperto fino all’8 agosto 2026 potrebbe sembrare una formalità, ma è l’occasione per anticipare i cambiamenti prima che diventino obbligatori. Testare la nuova tassonomia RMT sui tuoi placement attuali, verificare come i tuoi partner di inventory si stanno adeguando e mappare le eventuali lacune è un lavoro che inizia ora, non a settembre. Il tempo dei posizionamenti ‘ibridi’ è finito. O si classifica in modo univoco, o si resta fuori dal budget.
Il 2026 è l’anno in cui la classificazione video smette di essere un dettaglio tecnico e diventa una variabile di performance. Inizia a mappare i tuoi placement con la nuova tassonomia RMT prima che lo facciano gli algoritmi al posto tuo.