Google ha stretto le viti sui video

Google aggiorna le policy video e i publisher bloccano l'accesso per l'AI, restringendo l'inventario di qualità e aumentando la competizione.

Google ha stretto le viti sui video

Il restringimento dell’inventario video spinge i CPM al rialzo e riduce la scelta per gli inserzionisti

Se gestisci campagne video programmatiche, probabilmente hai già visto qualcosa di strano nei report: fill rate in calo su certi publisher, CPM che schizzano su altri, e un numero crescente di impression rifiutate. Non è un bug. È il risultato di due trend convergenti: da un lato Google ha aggiornato le policy video con requisiti più stringenti su placement e visibilità; dall’altro, un numero crescente di publisher blocca l’accesso di Google ai propri contenuti per l’addestramento AI. L’inventario di qualità si restringe, e chi compra deve rivedere le proprie strategie.

Il doppio vincolo: policy più strette e inventario che si restringe

La nuova policy impatta tutto l’inventario video monetizzato con codice Google su AdSense, Ad Manager e AdMob. D’ora in poi ogni placement video deve fornire dichiarazioni accurate su audibilità e tipo di placement – in-stream o accompanying content. Un portavoce di Google ha confermato che si tratta di standard già condivisi con i partner e ora formalizzati. Chi non si adegua perde la possibilità di monetizzare.

Parallelamente, secondo i dati raccolti da Search Engine Land, 252 siti web su un set di 3.000 bloccavano Google-Extended al 19 novembre 2023, contro solo 89 all’8 ottobre – un incremento del 180% in un mese. Tra i publisher che bloccano Google-Extended figurano Ziff Davis (PC Mag, Mashable), Vox Media (The Verge, NYMag), The New York Times, Condé Nast (22 siti tra GQ, Vogue, Wired) e Yelp. Attenzione però: bloccare Google-Extended non impedisce ai contenuti di apparire in SGE né di essere usati per addestrarlo.

Per escludersi completamente bisognerebbe bloccare Googlebot, ma questo rimuoverebbe il sito dalla Ricerca.

Programmatic revenue sotto pressione, AI licensing come parziale compensazione

Il risultato è un restringimento dell’inventario video di qualità. I publisher che rispettano le nuove policy e non bloccano Google-Extended diventano più preziosi – e più cari. Nel frattempo, alcuni grandi editori stanno iniziando a vedere l’AI licensing come una revenue significativa nei trimestri Q1, secondo Digiday. Ma è ancora un flusso marginale rispetto a ciò che si perde sul programmatico. Per chi compra, significa meno scelta, più competizione sui placement compliant, e la necessità di rivedere le sorgenti di inventario.

Cosa fare domani mattina

Prima di tutto, verifica che i tuoi partner SSP forniscano le dichiarazioni richieste per ogni video placement. Poi, controlla i tuoi publisher abituali: quelli che hanno bloccato Google-Extended potrebbero aver ridotto l’inventario disponibile per le campagne programmatiche. Considera di spostare budget verso deal diretti o marketplace privati (PMP) con publisher che hanno aderito alle nuove policy. Monitora i CPM e i fill rate per segmento: se vedi un picco su un publisher che non blocca, è un segnale di domanda in eccesso. Infine, tieni d’occhio le revenue da AI licensing dei publisher: se diventano una fetta importante, potrebbero ulteriormente ridurre la loro dipendenza dal programmatico, stringendo ancora di più l’offerta.