I data broker vendono indirizzi email fasulli
I dati comprati da broker per gli ID email su CTV mancano di verifica e consenso, minando la fiducia nel targeting pubblicitario.
La filiera degli ID aperti si regge su dati comprati da broker senza verifica di consenso
Immaginate un sistema in cui la moneta di scambio per il targeting pubblicitario viene comprata da intermediari senza alcuna garanzia di autenticità. È la realtà della pubblicità su CTV (Connected TV) quando si usano ID alternativi basati su email. I data broker vendono indirizzi a canali FAST e publisher TV, che li trasformano in identificativi per l’ad serving, ma la catena è piena di buchi. Secondo le stime di Emarketer, le entrate pubblicitarie di Amazon per il 2026 toccheranno 82,07 miliardi di dollari – un dato che emerge da un articolo sul liquid I.V. ad playbook realizzato con Amazon.
Ma mentre i walled garden prosperano, la filiera degli ID aperti si regge su fondamenti traballanti.
I dati comprati: il tallone d’Achille degli ID email
I critici del settore sono chiari: esiste una preoccupazione diffusa che i fornitori di ID alternativi non verifichino l’accuratezza e il consenso dei dati alla base degli ID. Come spiega un’analisi di AdExchanger, le critiche agli ID basati su email si concentrano proprio sull’origine dei dati. Molti canali FAST non hanno accesso diretto ai login email e creano ID basati su email utilizzando dati di terze parti: i canali FAST usano dati di terze parti senza poterli verificare. Un ex monetization manager di un CTV publisher ha dichiarato di essere stato in riunioni in cui gli è stato detto di non fare troppe domande sui dati, un silenzio complice che alimenta l’opacità.
Il problema non si ferma ai FAST. Anche publisher TV e CTV più tradizionali ottengono email da data broker per creare ID alternativi: i publisher comprano email da broker e le inseriscono in sistemi di identity come UID2 di The Trade Desk. Quando un canale FAST vende inventario autonomamente, probabilmente ottiene le email da un data broker di terze parti: si tratta di email da data broker senza alcun consenso diretto dell’utente. La catena di approvvigionamento è costruita su sabbia.
L’incidente UID2: tre mesi di crittografia sbagliata
The Trade Desk, il principale sostenitore degli ID alternativi, non si è accorto che un publisher CTV stava passando ID criptati male da publisher per tre mesi interi. L’errore di crittografia ha reso UID2 inutili per tre mesi per il targeting pubblicitario, vanificando ogni investimento sulle campagne. Mike Richter ha affermato che l’incidente solleva dubbi sui controlli ID alternativi, e ha aggiunto che The Trade Desk stessa ha ammesso che nessun organismo di controllo richiede agli operatori di ID alternativi di indagare sugli ID in ogni richiesta di offerta: esiste di fatto nessun controllo di verifica ID nel flusso programmatico. È un vaso di Pandora: se il principale sistema di identificazione alternativa non può distinguere un ID valido da uno criptato male, che fiducia può avere il mercato?
Il vero vincitore: il silenzio e i walled garden
Mentre il mercato degli ID aperti si dibatte tra errori e opacità, i walled garden continuano a macinare dati proprietari. Twitch, piattaforma di live streaming di Amazon, ha un approccio diverso: il chief product officer Mike Minton ha dichiarato che i sistemi per contare le visualizzazioni sono completamente separati dai sistemi di backend pubblicitario. Questo emerge da un briefing sul AI agents nelle upfront negotiations, dove si discute anche del viewbotting – un afflusso di spettatori artificiali alimentati da bot durante le live streaming. Twitch ha messo barriere tra metriche di visione e fatturazione, ma nel mondo degli ID aperti non esiste alcuna separazione: i dati comprati da broker finiscono direttamente nelle richieste di offerta. AI agents nelle negoziazioni upfront potrebbero automatizzare gli acquisti, ma su che base?
La tensione rimane irrisolta: da un lato, la domanda di targeting preciso su CTV spinge gli inserzionisti a cercare alternative al cookie; dall’altro, i venditori di ID basati su email offrono scorciatoie senza garanzie. Chi ci guadagna? I data broker, che vendono dati senza trasparenza, e i walled garden che non devono condividere nulla. Chi perde? I publisher onesti e gli inserzionisti che pagano per impressioni su utenti inesistenti o mal indirizzati. Fino a quando il mercato non imporrà una verifica indipendente, il grande imbroglio continuerà.