Le piattaforme ignorano più della metà delle segnalazioni di truffe
Il BEUC denuncia Meta, TikTok e Google: solo il 27% delle segnalazioni di annunci truffa viene rimosso, nonostante i sistemi automatici.
Oltre la metà delle segnalazioni di annunci sospetti viene respinta o ignorata dalle piattaforme
Google dichiara di bloccare oltre il 99% degli annunci pubblicitari che violano le sue politiche prima ancora che vadano online. Meta assicura di aver rimosso più di 159 milioni di annunci truffa lo scorso anno, con il 92% identificato senza alcuna segnalazione degli utenti. Eppure, quando i consumatori europei segnalano quasi 900 annunci sospetti, le piattaforme ne ignorano più della metà. È il paradosso della moderazione algoritmica, messo in luce dai reclami del BEUC, l’Organizzazione europea dei consumatori, che la scorsa settimana ha depositato denunce formali contro Meta, TikTok e Google per la loro gestione delle frodi finanziarie pubblicitarie.
Tra dicembre 2025 e marzo 2026, il BEUC e i gruppi di consumatori in 13 paesi hanno segnalato quasi 900 annunci sospetti di violare il diritto UE. Il risultato? Solo il 27% degli annunci segnalati è stato rimosso dalle piattaforme, mentre il 52% delle segnalazioni è stato respinto o ignorato. Tradotto in numeri concreti: centinaia di truffe finanziarie sono ancora attive e raggiungono oltre 200 milioni di consumatori europei ogni mese, esponendoli a perdite economiche e altri danni.
Il paradosso della rimozione delle frodi
La disparità tra i dati di rimozione proattiva e quelli di risposta alle segnalazioni è il cuore del problema. Secondo un’analisi di Lawyer Monthly, Google blocca più del 99% degli annunci in violazione prima che vengano pubblicati, e Meta ha rimosso oltre 159 milioni di annunci truffa lo scorso anno, il 92% dei quali individuato in automatico. Tuttavia, quando i consumatori inviano segnalazioni mirate, la performance crolla. Nell’esperimento del BEUC, Google ha rimosso il 60% degli annunci segnalati – risultando la piattaforma più efficace – ma la media totale si ferma al 27%. Meta e TikTok sono andate ancora peggio: la maggior parte delle loro risposte è stata un rifiuto o un silenzio.
Il paradosso è evidente: se le piattaforme dispongono di sistemi automatici così efficienti da intercettare la quasi totalità delle frodi prima della pubblicazione, perché falliscono quando gli stessi annunci vengono segnalati manualmente da organizzazioni di consumatori? La risposta potrebbe risiedere nel modello di moderazione stesso: gli algoritmi sono ottimizzati per la prevenzione a monte, ma i flussi di revisione umana a valle – attivati dalle segnalazioni – sembrano essere drammaticamente sotto-dotati o poco prioritari. Il BEUC sottolinea che le piattaforme non solo non rimuovono proattivamente gli annunci fraudolenti, ma fanno poco anche quando vengono informate.
Il DSA: una legge nata per colmare il divario
Il Digital Services Act (DSA), entrato in vigore nel 2022, è stato disegnato proprio per prevenire questo tipo di lacune. La normativa impone obblighi graduati basati sulle dimensioni del servizio e sui livelli di rischio, richiedendo alle piattaforme di gestire proattivamente i rischi sistemici – non solo di rimuovere contenuti dopo le segnalazioni. Secondo l’analisi di Lawyer Monthly, il DSA mira a superare un modello di moderazione puramente reattivo, spostando l’accento sulla prevenzione.
Il contrasto tra le richieste normative e la realtà dei fatti è netto. Il BEUC insiste che Meta, TikTok e Google violano il DSA, come documentato nella pagina sponsored scammers. Le aziende che non rispettano gli obblighi rischiano multe fino al 6% del fatturato annuo globale e, come ultima risorsa, la Commissione europea può richiedere la sospensione temporanea del servizio se la violazione persiste e causa gravi danni agli utenti. I numeri delle perdite parlano chiaro: secondo un rapporto del BEUC, nel 2024 i consumatori nell’UE hanno subito perdite finanziarie fino a 4,2 miliardi di euro a causa di truffe. Un danno che il DSA avrebbe dovuto contenere, ma che i dati mostrano ancora in crescita.
Cosa non si sa ancora
I reclami del BEUC sono solo l’ultimo atto di una lunga partita tra regolatori e piattaforme. La Commissione europea ha ora gli strumenti: multe salate e la possibilità di sospendere il servizio. Ma la domanda aperta è se li utilizzerà con la determinazione necessaria. Il DSA prevede obblighi chiari, ma la loro applicazione dipende dalla volontà politica e dalla capacità di enforcement delle autorità nazionali e della Commissione.
Il vero banco di prova per il DSA non è quanti annunci le piattaforme bloccano in automatico, ma quante truffe riescono a fermare quando i cittadini le mettono davanti agli occhi. E i numeri, per ora, non sono dalla parte della fiducia. Se le segnalazioni dei consumatori vengono ignorate per oltre la metà dei casi, il sistema di moderazione reattiva – che dovrebbe essere la rete di sicurezza – si rivela un colabrodo. La prossima mossa spetta alla Commissione: sanzioni esemplari o ennesima occasione persa per rendere il digitale più sicuro per i 200 milioni di consumatori europei esposti ogni mese a queste frodi.