Google semplifica i test A/B su budget e ROI
Google annuncia test A/B per budget e ROI su più campagne Search, integrando Performance Planner. Microsoft espande AI Max. Verifica i brand settings prima del rollout.
La novità promette di eliminare il lavoro manuale di duplicazione, ma la verifica dei brand settings resta decisiva
Hai appena chiuso il planning di settembre. Il Performance Planner ti suggerisce di alzare il budget e cambiare obiettivo di ROI (return on investment), ma non vuoi toccare le campagne senza prove. Google ha annunciato nei giorni scorsi la possibilità di testare budget e obiettivi di ROI diversi su più campagne Search in un singolo test A/B, con rollout previsto a settembre. Per chi gestisce campagne Search, significa togliere dal tavolo il lavoro manuale di duplicazione e confronto tra scenari di spesa.
Un solo test A/B per budget e ROI: fine degli esperimenti fai-da-te
Oggi, testare scenari di budget su campagne Search significa quasi sempre duplicare le strutture, impostare configurazioni parallele e confrontare manualmente i risultati. La novità annunciata da Google cambia questo approccio: un unico esperimento A/B per testare budget e obiettivi di ROI diversi su più campagne contemporaneamente. Il vantaggio non è solo di tempo, ma di pulizia metodologica: la variazione è isolata in un test unico, con meno rumore statistico rispetto a esperimenti paralleli gestiti a mano.
Il secondo tassello è l’integrazione con Performance Planner. Nei giorni scorsi Google ha confermato che con un clic è possibile applicare direttamente alle campagne le modifiche suggerite dallo strumento di pianificazione. Per un media buyer, il flusso diventa: analisi previsionale, suggerimento, test A/B, applicazione. Il consiglio del Planner smette di essere un’ipotesi da verificare artigianalmente e diventa un esperimento pronto da lanciare.
Ma c’è un vincolo che decide tutto: la configurazione dei brand settings.
Brand legacy e AI Max: il dettaglio che può sabotare l’esperimento
Qui la promessa si scontra con la realtà degli account. La documentazione di supporto Google specifica che i brand settings per gli esperimenti AI Max possono essere configurati anche quando la campagna base utilizza controlli brand legacy o non ne utilizza affatto. In concreto: puoi costruire un esperimento con una configurazione brand diversa rispetto alla campagna originale, senza dover prima migrare l’intera struttura.
Il punto critico è operativo. I controlli brand legacy sono il retaggio di account cresciuti negli anni, con impostazioni stratificate che spesso nessuno ricorda di aver attivato. Se la campagna base usa questi controlli — oppure non li usa affatto — l’esperimento parte lo stesso. Ma il rischio è che le differenze di configurazione brand tra base e test inquinino la lettura dei risultati su budget e ROI. In altre parole: lanciare il test è facile; capire se stai misurando davvero l’effetto della spesa è un altro discorso.
È qui che la semplificazione annunciata mostra il suo lato ambiguo. Google toglie attrito a monte — un solo test, un solo click — ma il lavoro sporco si sposta a valle, nella verifica della coerenza tra configurazione di partenza e configurazione del test. Chi ha account disordinati, con anni di impostazioni stratificate, rischia di scoprirlo proprio nel momento in cui prova a lanciare l’esperimento.
Microsoft è già partita. Cosa fare prima di settembre
Mentre Google si prende il tempo del rollout, il mercato non è fermo. Microsoft Advertising ha avviato la scorsa settimana il rollout globale di AI Max per le campagne Search, espandendo la disponibilità dopo diversi mesi di test. L’espansione porta la modalità a un pubblico più ampio di inserzionisti.
Il vantaggio competitivo di Microsoft non nasce dal nulla. Già lo scorso 21 aprile, l’azienda aveva annunciato ufficialmente AI Max per le campagne di ricerca, con un pilot aperto a maggio. Nel pacchetto rientravano anche Offer Highlights e funzionalità di generazione del pubblico, pensate per migliorare il matching delle query, gli annunci contestuali e la creazione assistita di audience nei nuovi momenti di scoperta e decisione.
La lettura per chi gestisce campagne Search è semplice: il test unico di Google non nasce in un vuoto competitivo. Microsoft ha già trasformato AI Max da annuncio a prodotto disponibile globalmente, e chi opera su entrambe le piattaforme ha un motivo in più per accelerare la preparazione.
Il consiglio operativo, a pochi giorni da settembre, è stringato. Verifica ora i brand settings del tuo account: se le campagne base usano controlli legacy o nessun controllo, annota quale configurazione vuoi applicare all’esperimento. Prepara la struttura del test A/B subito, così da lanciarlo appena il rollout Google arriva nel tuo account. Il test unico è un acceleratore, ma solo se arrivi preparato.