AppLovin ha aperto la sua piattaforma pubblicitaria a tutti
AppLovin ha aperto la sua piattaforma pubblicitaria a tutti, eliminando il codice di invito. L'azienda punta a 100.000 nuovi inserzionisti e 7 miliardi di spesa nel primo anno.
La piattaforma elimina il codice di invito e punta a centomila nuovi brand, ma restano dubbi sulla concorrenza con Google
A distanza di quasi due mesi dal 22 giugno, pochi hanno notato che la vera notizia non è il nuovo nome AppLovin Ads ma la scomparsa del codice di referral che teneva chiuso il rubinetto della domanda. Secondo l’annuncio ufficiale di AppLovin, da quel giorno qualsiasi azienda può registrarsi e raggiungere gli oltre un miliardo di utenti attivi quotidiani, senza alcun requisito di invito. Per capire cosa è cambiato serve partire dal meccanismo di accesso.
Fine del codice di invito
La piattaforma self-serve era stata lanciata nell’ottobre scorso su base referral. Il funzionamento era semplice ma restrittivo: gli inserzionisti attuali ricevevano codici per invitare altri brand e, una volta usato il codice, i nuovi inserzionisti potevano avviare campagne quasi immediatamente senza un processo di onboarding manuale, come ricostruiva Modern Retail. Adesso il collo di bottiglia scompare: non serve più che qualcuno ti inviti. L’azienda ha anche colto l’occasione per il rebrand, passando da Axon ad AppLovin Ads e spostando il prodotto sul dominio AppLovin. Il pubblico di riferimento non è marginale: più di un miliardo di persone giocano a giochi mobile sulla piattaforma ogni giorno, uno dei maggiori bacini consumer al mondo. Ma l’apertura è solo la superficie: i numeri discussi a maggio raccontano una posta molto più alta.
I numeri dietro l’apertura
Per capire perché l’apertura è stata definita una pietra miliare che cambierà la traiettoria dell’azienda, basta guardare i numeri emersi dalla trascrizione della call sugli utili del primo trimestre 2026. Già all’inizio di maggio, AppLovin aveva comunicato di stimare fino a 100.000 nuovi inserzionisti e circa 7 miliardi di dollari di spesa pubblicitaria nel primo anno. Si tratta di proiezioni, non di risultati garantiti: il potenziale di una piattaforma aperta è elevato, ma la conversione dipende dalla capacità di onboarding, dalla qualità del traffico e dalla concorrenza.
Dal punto di vista del prodotto, il business consumer ads di AppLovin funziona in modo simile a Google Performance Max e alle campagne Meta Advantage+ Shopping: un prodotto algoritmico guidato dall’IA, in cui l’ottimizzazione avviene in modo automatico. La differenza dichiarata, emersa dalle analisi di AdExchanger, sta nel servizio: AppLovin sostiene di lavorare realmente con i clienti, a differenza dei chatbot dei concorrenti. In un contesto in cui Google e Meta dominano il performance, il posizionamento è chiaro: non solo automazione, ma assistenza personalizzata.
Il bacino di utenti mobile resta comunque il vero asset. Sul sito aziendale si parla esplicitamente di aziende di gioielleria, arredamento, abbonamenti fitness e word game: segnali che la domanda non è più confinata al gaming ma si allarga a categorie consumer tradizionali. Per chi gestisce budget programmatic, questo significa un nuovo canale con inventario mobile-first e un’asta potenzialmente meno affollata, almeno nella fase iniziale. Ma ogni promessa di scala porta con sé un’ombra: chi ha scommesso contro AppLovin non ha smesso di parlare.
Una risposta agli short seller?
In sottofondo, la pressione dei venditori allo scoperto non è mai sparita. Già nei mesi scorsi, l’amministratore delegato Adam Foroughi aveva liquidato le accuse come false e fuorvianti, sostenendo che mirano a minare il successo dell’azienda e a far scendere il prezzo delle azioni per il proprio guadagno finanziario, come riportato da CNBC. L’apertura a tutti gli inserzionisti può essere letta in due modi: una risposta alle accuse, con la trasparenza di una piattaforma accessibile, oppure una validazione di un modello che si regge sulla capacità di attrarre domanda reale. Non è possibile stabilirlo dai dati finora disponibili.
Nei prossimi mesi, il dato da osservare non sarà solo il conteggio delle nuove aziende registrate, ma la qualità della spesa: quanta parte dei 7 miliardi promessi si tradurrà in inserzioni attive, ritorno sulla spesa e rinnovi. Se la piattaforma aperta attirerà davvero centomila brand, la tesi degli short seller ne uscirà indebolita; se resterà un’infrastruttura di automazione senza domanda incrementale, il mercato avrà pochi argomenti per difendere la valutazione.
Finché non arriveranno i prossimi dati operativi, conviene trattare le stime di AppLovin per quello che sono: obiettivi ambiziosi, non risultati. L’apertura rimuove una frizione reale, ma non sposta da sola la concorrenza con Google e Meta. Il vero test non è se AppLovin Ads riuscirà a portare 100.000 inserzionisti, ma se la trasparenza di una piattaforma aperta basterà a zittire chi scommette contro di lei.