Snap cresce ma perde utenti proprio dove guadagna di più

Snap registra ricavi in crescita del 19% ma perde il 7% di utenti attivi giornalieri in Nord America, il mercato più redditizio. Il paradosso preoccupa gli investitori pubblicitari.

Snap cresce ma perde utenti proprio dove guadagna di più

Il calo del 7% nei DAU nordamericani si intreccia con la crescita dei ricavi globali del 19%

Hai appena aperto i risultati del secondo trimestre 2026 di Snap, riportati ieri nell’annuncio ufficiale di Snap: fatturato in crescita del 19% su base annua a 1.599 milioni di dollari, perdita netta in calo a 164 milioni rispetto ai 262,6 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso, e una base globale di 971 milioni di utenti attivi mensili. I numeri aggregati dipingono una piattaforma in salute, con un flusso di cassa operativo di 176 milioni e un free cash flow di 121 milioni, mentre l’Adjusted EBITDA tocca i 250 milioni. Tutto bene, finché non guardi il Nord America: -7% di utenti attivi giornalieri su base annua, scesi a 92 milioni. Il paradosso è servito: la piattaforma cresce, ma perde terreno proprio dove la pubblicità vale di più. Per chi gestisce campagne, è il momento di fare due conti.

Il paradosso Snap: ricavi su, utenti chiave giù

Secondo i dati riportati da CNBC, i ricavi del secondo trimestre sono saliti a 1,6 miliardi di dollari, superando le aspettative degli analisti. Snap ha centrato la crescita dei ricavi e ridotto significativamente la perdita netta rispetto ai 262,6 milioni dell’anno precedente. Un miglioramento che arriva dopo un primo trimestre in cui i DAU globali erano tornati a crescere, raggiungendo quota 483 milioni, come comunicato dalla società a fine marzo. Sulla carta, una traiettoria che farebbe esultare qualsiasi CFO.

Ma il diavolo, per chi compra inventory pubblicitaria, sta nei dettagli geografici. Il Nord America, il mercato con l’ARPU (ricavo medio per utente) più alto del pianeta, ha perso il 7% degli utenti attivi giornalieri in dodici mesi. Stiamo parlando del segmento che genera la fetta più grossa del business pubblicitario di Snap. Quando la base utenti si contrae proprio lì, ogni dollaro investito in advertising rischia di lavorare su un pubblico che si restringe, in un’asta potenzialmente meno competitiva ma anche meno reach. È il classico scenario che manda in cortocircuito i modelli di media planning: il fatturato cresce, ma l’audience premium si sgonfia. E mentre il business vola, il cuore pubblicitario perde colpi. E la concorrenza non sta a guardare.

Meta vola a +28%, Snap arranca nel cortile di casa

E non è solo una questione interna. Guardiamo fuori. Nello stesso trimestre, l’ultima trimestrale di Meta ha mostrato ricavi per 60,80 miliardi di dollari, con un aumento del 28% su base annua. Meta cresce quasi dieci punti percentuali più velocemente di Snap senza perdere utenti nel suo mercato principale — anzi, continuando a macinare numeri su scala completamente diversa. Il confronto non è solo dimensionale: è strutturale. Snap celebra giustamente il +19% di fatturato e il restringimento della perdita netta, ma quando il competitor diretto per i budget dei brand cresce a un ritmo superiore mantenendo solida la propria base utenti nordamericana, il rischio per chi investe in advertising su Snap è che il costo opportunità di non essere su Meta (o di esserci in misura minore) aumenti proprio mentre il vantaggio incrementale di Snap in Nord America si riduce per motivi demografici.

Per un media buyer, la domanda non è se Snap stia performando bene in assoluto — i numeri dicono di sì sul fronte finanziario — ma se il rendimento marginale dell’investimento pubblicitario su Snap in Nord America stia migliorando o peggiorando rispetto alle alternative. Con 92 milioni di DAU in calo tendenziale, anche ipotizzando un CPM stabile o in leggera crescita, il volume di impression raggiungibili si contrae. Se a questo aggiungi che Meta continua a offrire un’audience nordamericana stabile o in crescita, con strumenti di targeting e misurazione sempre più integrati, la pressione competitiva sui budget si fa concreta. E chi gestisce campagne sa che i confronti interni tra piattaforme non si fanno sui comunicati stampa, ma sui fogli Excel del ROAS (Return on Ad Spend, il ritorno sulla spesa pubblicitaria).

Il punto critico è il disallineamento: Snap cresce globalmente grazie all’espansione internazionale e all’aumento del tempo speso sulla piattaforma — un dato coerente con i 971 milioni di utenti mensili rivendicati da Evan Spiegel — ma il Nord America, il mercato che paga le campagne, arretra. Questo crea un problema di composizione del fatturato pubblicitario: se i ricavi aumentano ma la quota generata dal Nord America cala, il mix si sposta verso mercati con ARPU inferiore, e la marginalità per utente pubblicitario globale potrebbe risentirne nel medio periodo. Non è un allarme rosso oggi, ma è una tendenza da monitorare trimestre dopo trimestre. Quindi, se il Nord America si restringe mentre la torta pubblicitaria globale si allarga, che succede ai tuoi soldi?

Budget Snap in Nord America: tieni o molla?

Per chi gestisce campagne, la domanda non è teorica: domani mattina devi decidere se mantenere, ridurre o riallocare gli investimenti su Snap in Nord America. I dati del Q2 suggeriscono alcune linee guida operative. Primo: non spegnere i rubinetti basandoti solo sul dato aggregato dei DAU. Il calo del 7% è significativo, ma va incrociato con i KPI reali delle tue campagne — CPA (costo per acquisizione), frequenza, reach incrementale rispetto ad altre piattaforme. Se il tuo pubblico target è ancora presente e raggiungibile a costi efficienti, il restringimento della base utenti potrebbe addirittura ridurre la competizione in asta e migliorare le tue performance.

Secondo: inizia a considerare uno shift geografico del budget. Se Snap cresce a livello globale ma perde utenti in Nord America, potrebbe avere senso testare allocazioni più aggressive nei mercati dove la piattaforma sta guadagnando utenti — paesi che contribuiscono a quella base di 971 milioni di utenti mensili — mantenendo in Nord America solo le campagne che dimostrano un ROAS nettamente superiore alla media. Non è una risposta binaria, ma una strategia di diversificazione che segue i trend demografici invece di combatterli. Terzo: non sottovalutare la concorrenza di Meta. Con una crescita del 28% e una base utenti nordamericana solida, Meta continuerà ad attrarre la fetta maggiore dei budget. Snap in Nord America va difeso con dati alla mano, non per fedeltà alla piattaforma.

Snap cresce, e i numeri finanziari lo dimostrano. Ma il suo mercato più redditizio si contrae, e questo crea un paradosso che ogni media planner deve affrontare: il dato aggregato rassicura, il dettaglio geografico obbliga a ripensare l’allocazione. Per chi gestisce budget pubblicitari, non bastano più le metriche globali. Servono analisi granulari, per mercato, e un piano per il Nord America prima che il -7% diventi strutturale.