Omnicom ha superato Publicis nella crescita organica
Omnicom supera Publicis nella crescita organica nel Q2 2026, trainata dall'AI agentica e dalla fusione con IPG, registrando un +6,1%.
La fusione con Interpublic e l’adozione dell’AI agentica hanno accelerato i risultati del colosso americano
Mentre il tuo team di marketing è ancora lì a chiedersi se alzare o meno le CPC su Meta, un terremoto silenzioso sta ridisegnando la geografia delle holding pubblicitarie. Non è la solita trimestrale da addetti ai lavori: i numeri che Omnicom ha appena depositato per il secondo trimestre 2026 raccontano di un’azienda che, a meno di un anno dal closing della maxi-acquisizione di Interpublic, non solo ha rimesso in carreggiata un’entità che nel 2025 viaggiava piatta, ma ha iniziato a correre più forte di chiunque altro. Secondo i risultati ufficiali pubblicati il 28 luglio, la nuova Omnicom ha registrato ricavi da Core Operations di 6,0 miliardi di dollari con una crescita organica del 6,1%. È un numero che merita attenzione, e non solo per chi segue i titoli finanziari.
Numeri che spostano gli equilibri
Ecco i numeri che stanno facendo tremare le agenzie concorrenti. Omnicom ha chiuso il trimestre con una crescita organica del 6,1%, in netta accelerazione rispetto al 3,9% registrato nel primo trimestre 2026, il primo trimestre operativo della nuova entità nata dalla fusione con IPG. Un’accelerazione di 2,2 punti percentuali in soli tre mesi. Il dato è ancora più impressionante se lo si contestualizza: stando a un’analisi di Campaign, prima della fusione l’entità combinata Omnicom-IPG stava registrando una crescita organica praticamente piatta, un -0,3% nell’intero 2025. Ora il segno è nettamente positivo e in forte progressione.
Sul fronte della redditività, il quadro è altrettanto nitido. L’Adjusted EBITA da Core Operations ha raggiunto 1,1 miliardi di dollari, con un margine del 17,8%, in deciso miglioramento rispetto al 14,8% del primo trimestre. L’utile per azione diluito Non-GAAP Adjusted è salito a 2,65 dollari, con un incremento del 29%. Per dare una prospettiva competitiva: Publicis Groupe, che finora aveva guidato la classifica della crescita tra le holding, ha riportato una crescita organica del 5,5% nell’anno in corso. Omnicom, per la prima volta da tempo, l’ha superata. E non di poco.
Il dato va letto con gli strumenti di chi lavora nel performance marketing. Quando una holding accelera del 56% la propria crescita organica in un trimestre e porta il margine operativo a quasi 18 punti, non stiamo parlando di una semplice ottimizzazione dei costi. Sta succedendo qualcosa di strutturale nel modo in cui quella macchina genera e gestisce valore per i clienti. Ma cosa ha innescato questa accelerazione improvvisa?
Dentro il motore: AI e fusione
Dietro i numeri, c’è una trasformazione operativa che pochi avevano previsto. Il primo driver è l’integrazione con IPG, chiusa lo scorso 26 novembre 2025. L’operazione, annunciata a dicembre 2024, ha creato un colosso in cui gli azionisti Omnicom detengono il 60,6% della società combinata e quelli Interpublic il 39,4% — ogni azione IPG è stata convertita in 0,344 azioni Omnicom. Ma la fusione da sola non spiega un’inversione di tendenza così rapida. L’altro ingrediente è l’AI agentica, su cui John Wren, CEO di Omnicom, ha messo l’accento nelle scorse settimane. Il passaggio all’AI agentica, ha spiegato, è significativo perché i team non sono più limitati dalla velocità dei processi manuali.
Pensa a cosa significa questo nella pratica quotidiana di chi gestisce campagne. In un’agenzia tradizionale, anche in una holding tecnologicamente avanzata, esiste una catena di passaggi umani tra l’analisi dei dati, la generazione di insight, la creazione di varianti creative, l’ottimizzazione delle offerte e il reporting. Ognuno di questi anelli ha una latenza. L’AI agentica — sistemi che non si limitano a suggerire ma eseguono azioni in autonomia su piattaforme come Google Ads, Meta Ads Manager o DV360 — comprime quella latenza. Il risultato non è solo un risparmio sui costi operativi, ma un’accelerazione del ciclo di apprendimento delle campagne. Meno tempo perso in task ripetitivi significa più iterazioni di ottimizzazione nello stesso periodo, e quindi performance migliori per lo stesso investimento media. È esattamente il tipo di efficienza che si riflette in un margine EBITA che sale di tre punti percentuali in un trimestre.
La fusione ha amplificato questo effetto. Unire due reti di agenzie significa mettere a fattor comune non solo i contratti con i vendor tecnologici e le piattaforme, ma anche i dati proprietari su cui vengono addestrati i modelli. Più dati, più velocemente, per più clienti. È un circolo virtuoso che produce economie di scala sul fronte dell’intelligenza artificiale, non solo su quello immobiliare o delle licenze software. E per chi pianifica campagne, tutto questo non resta confinato nei bilanci.
Il tuo budget ora balla su un altro tavolo
Se ieri Publicis era la regina della crescita, oggi il momentum è cambiato. E questo ha implicazioni dirette su chi alloca investimenti media. Le holding non sono entità astratte: sono i gruppi che controllano le agenzie media a cui hai affidato il tuo budget. Quando una holding accelera la propria crescita organica, sta di fatto dicendo che i suoi clienti stanno investendo di più presso di lei — e lo fanno perché vedono risultati. Una crescita del 6,1% non è un numero astratto: è la somma di centinaia di decisioni di advertiser che hanno spostato budget, rinnovato contratti, ampliato scope of work. Se il tuo competitor sta allocando più budget su un’agenzia che ha accesso a strumenti di AI agentica più avanzati e a dati proprietari più ampi, sta ottenendo più iterazioni di ottimizzazione al giorno, più test creativi, più granularità nel targeting. Il gap competitivo non si misura più solo in quota voce, ma in velocità di apprendimento delle macchine che gestiscono le campagne.
La domanda per chi gestisce budget non è più “quanto spendo su Meta o su Google”, ma “attraverso quale infrastruttura agenzia faccio passare quegli investimenti”. Perché a parità di piattaforma, due agenzie con diversa maturità di integrazione AI producono risultati diversi. E l’accelerazione di Omnicom nel Q2 2026 suggerisce che il divario si sta allargando, non riducendo.
Domani mattina, quando apri il foglio di allocazione, chiediti: il mio media mix è allineato con chi sta vincendo la partita dell’AI?