Meta ha guadagnato 14 milioni con le truffe su Medicare
Meta ha guadagnato 14,3 milioni di dollari da annunci truffa su Medicare, con oltre 215 milioni di visualizzazioni, nonostante le rimozioni.
Meta avrebbe guadagnato 14 milioni di dollari da annunci truffa su Medicare
Stai ottimizzando il budget per Meta Ads? Ecco un dato che dovrebbe farti riflettere: secondo il report del Center for Countering Digital Hate pubblicato ieri, nell’ultimo anno gli annunci truffa legati a Medicare su Facebook hanno totalizzato oltre 215 milioni di visualizzazioni, fruttando a Meta circa 14,3 milioni di dollari. Non si tratta di un fenomeno marginale: quasi ogni inserzionista di truffe studiato aveva avuto annunci rimossi per violazioni, con una media di 151 rimozioni a testa. Un singolo account ha accumulato 1.335 annunci rimossi. Eppure, come emerge dal report, gli annunci venivano spesso rimossi solo dopo aver generato 72 milioni di impressioni e 3,7 milioni di dollari di entrate. Il meccanismo è chiaro: Meta incassa, poi interviene – quando interviene.
Il lato oscuro del revenue: Meta sa e incassa
Non si tratta di bug o falle occasionali. Già nel 2024, la stima interna di Meta proiettava che il 10% dei ricavi annuali del gruppo provenisse da pubblicità per truffe e beni vietati. Lo stesso documento interno indica che le piattaforme Meta mostrano agli utenti circa 15 miliardi di annunci truffaldini al giorno. Numeri da capogiro che spiegano perché il fenomeno non si ferma: il costo della rimozione è inferiore al mancato guadagno.
A rendere ancora più esplicita la consapevolezza di Meta arriva la causa della contea di Santa Clara, depositata lunedì. La contea californiana accusa Meta di “facilitare e trarre profitto consapevolmente da miliardi di annunci truffaldini” su Facebook e Instagram. Secondo il legale della contea Tony LoPresti, Meta guadagna circa 7 miliardi di dollari all’anno da queste inserzioni. Il messaggio per chi compra spazi pubblicitari su Meta è diretto: la piattaforma ha un conflitto d’interessi strutturale tra la moderazione dei contenuti e la generazione di revenue.
Cosa cambia per chi gestisce il budget
Se da un lato i numeri mostrano la scala del business delle truffe per Meta, dall’altro rivelano il rischio concreto per chi investe in advertising. Nel 2025, gli americani hanno perso più di 2 miliardi di dollari in truffe iniziate sui social media – 2,1 miliardi secondo i dati della Federal Trade Commission. E Facebook è la piattaforma su cui sono state perse più somme, più di qualsiasi altro social. Per un advertiser, questo significa che il proprio annuncio può apparire nello stesso feed di un annuncio truffa, con un inevitabile effetto alone sulla percezione del brand. Il costo non è solo reputazionale: ogni volta che un utente viene truffato dopo aver cliccato su un annuncio nella stessa piattaforma, la fiducia verso l’intero ecosistema pubblicitario di Meta si erode.
Con perdite da truffe social che hanno superato i 2 miliardi di dollari e con Facebook in cima alla classifica, la domanda per chi pianifica campagne è: quanto vale il tuo budget se finisce accanto a una truffa? Non c’è una risposta facile, ma una cosa è certa: il costo opportunità di non monitorare la brand safety è diventato troppo alto. Forse è il momento di ridistribuire gli investimenti verso piattaforme con verifiche più stringenti – o almeno di pretendere maggiori garanzie da Meta. Il brand risk non è più un’opzione, è un costo da mettere a bilancio.