Edge archivia il Manifest V2 e restano tre estensioni senza alternative

Microsoft Edge completa la transizione a Manifest V3, lasciando 58 estensioni MV2 attive, di cui solo tre senza equivalente MV3, sollevando dubbi sul blocco avanzato.

Edge archivia il Manifest V2 e restano tre estensioni senza alternative

La transizione di Edge verso il Manifest V3 lascia senza alternative solo tre estensioni, ma il vero nodo e’ il

Lo scorso 7 agosto, Microsoft ha annunciato con un post sul blog ufficiale di Edge che la transizione dei consumatori da Manifest V2 a MV3 scatterà in questo stesso mese. L’annuncio arriva con la stessa liturgia che Google aveva imbastito per Chrome due anni fa: percentuali rassicuranti, numeri che dovrebbero certificare un ecosistema già migrato, una roadmap che sposta il problema enterprise di qualche mese. Ma la partita vera non si gioca sul conteggio delle estensioni migrate. Si gioca nelle pieghe della Declarative Net Request API, dove il potere di filtro cambia di mano, passando dall’estensione al browser.

Il day after del Manifest V2: Edge segue Chrome, ma la transizione era già iniziata

La mossa di Microsoft è l’epilogo di un percorso avviato nell’ottobre 2020, quando l’azienda annunciò il supporto per la Declarative Net Request API e dichiarò l’impegno a ridurre la frammentazione del web per migliorare la compatibilità per i clienti. In quella stessa occasione, Microsoft riconobbe esplicitamente il valore delle estensioni di blocco dei contenuti, affermando di volere che gli sviluppatori continuassero a offrire queste capacità. Sei anni dopo, la tensione tra quell’intenzione dichiarata e l’architettura tecnica di MV3 è tutto fuorché risolta.

Il meccanismo è noto: con la DNR API, l’estensione dichiara un set di regole di blocco che il browser esegue in modo nativo. L’estensione non intercetta più ogni singola richiesta di rete in tempo reale. Non ha più accesso alla webRequest API nella sua forma bloccante. Il guadagno in sicurezza e performance è reale, ma il prezzo è un drastico ridimensionamento della granularità con cui un’estensione può decidere cosa filtrare e cosa lasciar passare. Chrome ha completato la transizione per i consumatori entro metà 2025 e ha disabilitato le estensioni Manifest V2 per impostazione predefinita dal 31 marzo dello stesso anno. Edge arriva dopo, ma con lo stesso copione: aveva già smesso di accettare nuove estensioni MV2 nel luglio 2022 e ora, con gli avvisi di deprecazione in Partner Center che partono ad agosto 2026, chiude il cerchio sul fronte consumer. La domanda non è se il passaggio fosse inevitabile — lo era — ma chi resta indietro in questa migrazione pilotata dal browser e non dagli sviluppatori.

L’aritmetica della deprecazione: 58 estensioni, ma solo tre senza alternativa

Dietro i numeri rassicuranti forniti da Microsoft c’è una realtà più sottile di quanto il dato aggregato lasci intendere. Il 95% delle estensioni MV2 più popolari nello store Edge Add-ons è già passato a MV3: una cifra che suggerisce una transizione sostanzialmente compiuta. Ma quando si guarda al valore assoluto, restano 58 estensioni basate su MV2 con un utilizzo significativo. Poche, certo, se paragonate alle migliaia che popolano lo store. Ma non tutte le estensioni pesano allo stesso modo. Di queste 58, solo tre non hanno già un’equivalente estensione basata su MV3 disponibile pubblicamente. Tre estensioni su un intero ecosistema possono sembrare un’inezia. Nel Chrome Web Store, oltre l’85% delle estensioni attivamente mantenute utilizza già Manifest V3, a conferma che la direzione di marcia è condivisa su entrambi i lati della barricata Chromium.

Ma l’aritmetica della deprecazione ha un punto cieco: il numero assoluto di estensioni senza alternativa MV3 non dice nulla sulla loro rilevanza funzionale. Tre estensioni possono coprire nicchie marginali, oppure possono essere esattamente quelle che offrivano un blocco senza compromessi, sfruttando la webRequest API bloccante per applicare filtri dinamici che la DNR API non consente di replicare con la stessa efficacia. Microsoft non ha reso noti i nomi delle tre estensioni in questione, e questo silenzio è di per sé un dato: l’azienda sa che se anche una sola di queste fosse un ad blocker avanzato, la narrativa della transizione indolore si incrinerebbe.

Il vuoto del blocking potente: cosa succede quando l’estensione non può più decidere

Se solo tre estensioni restano senza MV3, sono tre di troppo se tra queste c’è il fulcro del blocking avanzato. La DNR API impone un tetto al numero di regole dichiarabili e, soprattutto, sposta la logica decisionale dal runtime dell’estensione al motore del browser. Per chi usa un ad blocker, la differenza non è accademica: un’estensione MV2 poteva ispezionare ogni richiesta, applicare euristiche, aggiornare liste di filtri in tempo reale con una flessibilità che la DNR API, per come è stata progettata, semplicemente non offre. Il blocco diventa dichiarativo — e quindi più prevedibile per il browser, ma anche più facile da aggirare per chi costruisce infrastrutture pubblicitarie sofisticate.

A rendere il quadro ancora più incerto c’è la finestra enterprise: la deprecazione per le aziende arriverà all’inizio del 2027. Fino ad allora, le organizzazioni che gestiscono flotte di browser Edge potranno continuare a utilizzare estensioni MV2 tramite criteri di gruppo. Questa finestra di sopravvivenza per il Manifest V2 in ambito enterprise è l’ultimo spazio in cui il blocking avanzato può operare senza i vincoli della DNR API. Ma è una finestra che si chiuderà, e quando lo farà il panorama del controllo dei contenuti su Edge sarà definitivamente allineato a quello di Chrome: un ecosistema in cui il browser decide cosa filtrare, e l’estensione si limita a suggerire le regole del gioco.

La fine di MV2 su Edge non è la fine della storia, ma l’inizio di un ecosistema in cui il controllo del browser sui contenuti potrebbe non bastare a chi cerca un web davvero senza filtri. Per chi opera nella supply chain pubblicitaria — DSP, SSP, reti di terza parte — questa transizione ridisegna il perimetro di ciò che è tecnicamente bloccabile. Il vero banco di prova sarà nei prossimi dodici mesi, quando la finestra enterprise inizierà a restringersi e le tre estensioni senza MV3 smetteranno di funzionare anche per gli ultimi utilizzatori consumer.