Google ha smesso di vendere annunci truffa per il voto
Google ha eliminato gli annunci truffa per il voto, dimostrando di poter agire quando la pressione pubblica lo richiede.
La nuova policy ha eliminato gli annunci ingannevoli che nel 2020 ancora comparivano
Chi gestiva campagne elettorali negli Stati Uniti lo ricorda bene. A giugno 2020, il Tech Transparency Project (TTP) documentava per la prima volta il problema: cercare “come votare” su Google restituiva annunci truffa che addebitavano commissioni fittizie per la registrazione al voto. Un fenomeno analizzato in una ricerca del TTP. A ottobre 2024, il TTP ha replicato il test. Secondo l’ultimo rapporto del TTP, la differenza è stata netta: zero annunci truffa. La maggior parte degli annunci promuoveva organizzazioni non partigiane di educazione al voto. Come ha fatto Google a passare da focolaio di truffe a baluardo di trasparenza? E cosa significa questa svolta per chi pianifica il budget delle campagne?
Zero annunci truffa: il dato che cambia tutto
Dalle promesse mancate alla svolta
Per capire il peso di questo risultato, bisogna guardare indietro. Già a febbraio 2020, Google prometteva di vietare pratiche ingannevoli come la soppressione degli elettori. Eppure, a ottobre 2020, il TTP documentava che Google continuava a permettere annunci ingannevoli. La stessa situazione si ripeteva per le elezioni di medio termine del 2022. La svolta del 2024 dimostra non solo che Google ha la capacità tecnica e politica per bloccare queste truffe su larga scala, ma che ha scelto di farlo in uno dei momenti più delicati per la democrazia americana. La domanda sorge spontanea: se Google può ripulire le ricerche sul voto, perché non lo fa con la stessa efficacia in altri settori ad alto rischio di truffe?
Come cambia il budget elettorale
Per chi gestisce campagne elettorali, questo cambiamento è molto più di una buona notizia per la democrazia: è un segnale operativo preciso su dove allocare il budget nei prossimi cicli.
Fiducia nella piattaforma. La pulizia dell’ecosistema pubblicitario aumenta la brand safety per chi investe in Google Ads in periodi elettorali. Se nel 2020 un inserzionista rischiava di vedere il suo annuncio accanto a una truffa, nel 2024 il contesto era più sicuro. Questo potrebbe spingere a spostare quote di budget verso la Search, storicamente considerata un canale ad alta conversione ma a volte evitata per i rischi reputazionali.
Concorrenza e costo per clic. Con l’eliminazione degli attori fraudolenti, la competizione per le keyword informative si è spostata su organizzazioni non partigiane e campagne ufficiali. Per un consulente di comunicazione politica, questo significa meno dispersione e un costo per acquisizione (CPA) potenzialmente più prevedibile, anche se più alto a causa della maggiore qualità degli avversari.
Un precedente per altri settori. La lezione più grande è un’altra. Google ha dimostrato di poter risolvere un problema endemico quando la pressione pubblica e i rischi reputazionali lo richiedono. Per chi gestisce campagne in ambiti critici (salute, finanza), chiedersi “Google sta facendo abbastanza per proteggere il mio settore?” non è più solo un esercizio teorico. È una variabile da monitorare nei prossimi cicli elettorali, e un parametro da includere nei piani di allocazione del budget.
Per chi gestisce campagne, la lezione è chiara: le piattaforme possono cambiare quando vogliono. Sta a noi anticipare questi cambiamenti e riallocare il budget di conseguenza, sfruttando i momenti in cui le piattaforme decidono di fare sul serio.