AWS cresce come non mai, ma la cassa va in rosso

Amazon registra ricavi record ma il free cash flow è negativo per 7,6 miliardi a causa degli investimenti in AI e dell'aumento dei prezzi della memoria.

AWS cresce come non mai, ma la cassa va in rosso

La spinta per l’intelligenza artificiale ha portato la spesa in conto capitale a 220 miliardi, trasformando il free cash flow

Ieri Amazon ha diffuso quelli che a una prima lettura sembrano numeri trimestrali da incorniciare: vendite nette a 200,6 miliardi di dollari, +20% su base annua, utile operativo in crescita del 43% a 27,5 miliardi, utile netto schizzato a 62,6 miliardi. E poi c’è AWS, la divisione cloud, che ha registrato un’accelerazione al 37% — il ritmo più sostenuto dal 2021 — raggiungendo un tasso di ricavi annualizzato di 169 miliardi e battendo nettamente le aspettative degli analisti ferme al 31%. Eppure, a poche ore dalla pubblicazione dei conti, a emergere con prepotenza è un altro numero: 220 miliardi di dollari. È la nuova stima di spesa in conto capitale per il 2026 che il CEO Andy Jassy ha alzato durante la call con gli analisti, rispetto ai 200 miliardi fissati a febbraio. Ed è qui che la narrazione trionfale inizia a mostrare crepe profonde.

Il paradosso di AWS: crescita record, cassa in rosso

Il meccanismo è tanto semplice quanto dirompente: più AWS accelera, più Amazon è costretta a investire in infrastruttura, e più la liquidità si prosciuga. I dati lo raccontano con precisione chirurgica. Da un lato, il flusso di cassa operativo degli ultimi dodici mesi è salito del 33% a 161,4 miliardi di dollari — un incremento robusto, alimentato anche dalla redditività del core business. Dall’altro, la spesa in conto capitale ha divorato ogni guadagno: nel solo secondo trimestre 2026 Amazon ha investito 54,2 miliardi in capex, contro i 32,1 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. Il risultato è che il free cash flow — il denaro che resta dopo aver pagato gli investimenti — è passato da un afflusso di 18,2 miliardi a un deflusso di 7,6 miliardi.

In altre parole: un’azienda che ha generato 62,6 miliardi di utile netto trimestrale si ritrova con la cassa in rosso sul fronte della liquidità disponibile. Non è una contraddizione contabile, ma il sintomo di una trasformazione strutturale. La corsa all’intelligenza artificiale sta ridefinendo il profilo finanziario di Amazon, spostando risorse dalla cassa agli asset fissi a una velocità che non ha precedenti nella storia del gruppo. Secondo quanto dichiarato dallo stesso Jassy, l’aumento delle previsioni di capex è stato spinto dal rialzo dei prezzi della memoria — una variabile che sfugge al controllo diretto dell’azienda e che sta comprimendo i margini della crescita. Il paradosso è servito: AWS non è mai cresciuta così tanto, eppure la macchina sta consumando più carburante di quanto riesca a generarne.

I veri vincitori: memoria e modelli

Se Amazon sta firmando assegni sempre più pesanti, qualcuno li sta incassando. La catena di fornitura dell’AI si sta rivelando un formidabile canale di trasferimento di valore da chi costruisce infrastruttura a chi fornisce i componenti essenziali per farla funzionare. L’ammissione di Jassy sull’impatto dei prezzi della memoria è illuminante: i produttori di chip di memoria stanno catturando una quota crescente della spesa in conto capitale dei grandi cloud provider. Ogni dollaro in più sul prezzo delle memorie HBM o dei moduli DRAM destinati ai carichi di training e inferenza è un dollaro che esce dal perimetro di Amazon e finisce nei bilanci di un ristretto oligopolio di fornitori hardware.

Ma non sono solo i produttori di silicio a beneficiare dell’ondata. C’è un secondo beneficiario, forse meno visibile ma altrettanto rilevante: Anthropic. Amazon ha annunciato un nuovo investimento di 5 miliardi di dollari nella società di AI, con la possibilità di arrivare fino a ulteriori 20 miliardi legati al raggiungimento di determinate milestone commerciali. Una cifra che si aggiunge agli 8 miliardi già investiti in precedenza, portando l’esposizione potenziale complessiva fino a 33 miliardi di dollari. È una scommessa industriale di dimensioni colossali, che da un lato vincola Anthropic all’infrastruttura AWS — creando un ecosistema integrato di modelli e computing — ma dall’altro rappresenta un esborso che non genera ricavi immediati e che drena ulteriore liquidità. Il meccanismo è quello classico del cloud: si costruisce prima, si monetizza dopo. Solo che la scala degli investimenti richiesti dall’AI sta comprimendo il ciclo di ritorno a livelli che il mercato fatica ancora a modellizzare.

La giustapposizione è netta: mentre AWS registra il trimestre migliore degli ultimi quattro anni e mezzo, i margini operativi del gruppo sono sostenuti più dalla tenuta del retail e della pubblicità che dal cloud. E la previsione di capex che continua a salire — dai 200 miliardi di febbraio ai 220 attuali — suggerisce che il punto di pareggio tra investimenti e rendimenti si sta allontanando, non avvicinando. Chi ci guadagna davvero, in questa fase, non è chi possiede l’infrastruttura ma chi fornisce i mattoni con cui viene costruita.

La rincorsa di Amazon: può tenere il passo?

E poi ci sono i numeri della concorrenza, che aggiungono un ulteriore strato di tensione alla storia. Secondo i dati raccolti da CNBC nella stessa finestra di reporting del secondo trimestre 2026, Google Cloud è cresciuta dell’82% e Microsoft Azure del 43%. AWS, con il suo 37%, resta il leader assoluto per dimensione dei ricavi, ma sta crescendo a meno della metà del ritmo di Google Cloud e con un differenziale negativo anche rispetto ad Azure. Il divario si è ridotto rispetto al primo trimestre 2026, quando Google Cloud aveva segnato +63%, Azure +40% e AWS +28% — un distacco ancora più marcato. L’accelerazione di AWS è reale, ma non basta a recuperare terreno: i concorrenti stanno correndo più forte proprio mentre Amazon è costretta a investire di più.

La domanda che i conti trimestrali lasciano aperta è se la scommessa da 220 miliardi di Jassy sia un azzardo o una mossa da maestro. Da un lato, AWS ha dimostrato di saper accelerare quando l’offerta di servizi AI si allinea alla domanda del mercato, e il fatto di aver battuto le stime degli analisti di sei punti percentuali indica che la domanda c’è ed è robusta. Dall’altro, gran parte di quella domanda premia chi ha i modelli più performanti e l’infrastruttura più efficiente — due dimensioni su cui Google e Microsoft stanno investendo con altrettanta aggressività, forti di bilanci che possono assorbire cicli di capex prolungati. Il nodo irrisolto è la redditività futura: quanto della crescita attuale di AWS è sostenibile senza erodere ulteriormente i margini, e quanto dipende da prezzi di mercato — come quelli della memoria — su cui Amazon non ha alcun controllo?

Nel cloud dell’AI, la crescita non è più sinonimo di controllo. Amazon sta pagando per un biglietto la cui destinazione è ancora incerta, e nel frattempo a incassare sono altri.